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VEGA (Parco Scientifico Tecnologico di Venezia) e Expo Venice.

Un anno dopo: cambia o muori 2010

3 luglio 2010
15:00a16:00

“O cambi o muori” perché chi produceva ghiacciaie non ha poi prodotto frigoriferi. Perché chi produceva carrozze non ha poi prodotto automobili. perché un produttore di computer è diventato il più grande distributore discografico al mondo. Perché c’è qualcun altro la fuori che è cambiato e se non cambi anche tu… muori.

Negli ultimi anni i paradigmi del marketing e della comunicazione sono cambiati profondamente.  Il mondo è sempre più digitale ma le nuove logiche faticano a entrare in azienda. L’innovazione necessaria passa attraverso percorsi che portano a cambiamenti obbligati spesso dirompenti rispetto all’organizzazione aziendale tradizionale.

Apparenti nuove “mode digitali” si susseguono di anno in anno, serve un nuovo approccio ma soprattutto nuovi modelli interpretativi al fine di fornire gli strumenti adatti per comprendere e adottare correttamente nuovi strumenti realmente performanti, al di la delle mode del momento.

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10 Risposte a “Un anno dopo: cambia o muori 2010”

  1. e quali sarebbero questo nuovi approcci?

  2. Mi piacerebbe sapere quali secondo te sono gli strumenti tecnologici (hardware, software e servizi) che non devono mancare in un’azienda al giorno d’oggi.

  3. “O Cambi o Muori” è certamente d’effetto come slogan però mi sempra troppo poco fluido per poter esprimere la complessità e la varietà delle “network abilities” che dovremo sviluppare per adattarci ed operare nella “Netwok Society”. Il mutamento sarà intenso e forse neanche cambiare adottando tutto ciò che è novità sarà sufficiente. Occorre mutare geneticamente, essere parte dei nuovi geni, solo chi avrà nel proprio DNA la mutazione positiva si adatterà.

  4. Caro Calzolari è questo uno slogan che sento da sempre e sempre negli anni ( adesso nei mesi !) siamo noi imprenditori costretti a cambiare o ad adeguarci ( che brutta parola! ).
    Il cambiamento senz’altro ci vuole ma non credi che anche il consolidamento abbia il suo fascino ?
    Ho il sospetto che siamo obbligati a cambiare per ragioni che poco o nulla hanno a che fare con le varie rivoluzioni tecnologiche. Che dici? Che ne dite?

  5. Ciao Marco, ( in relazione al post di Marco Camisari Calzolari)

    pur essendo anche io dalla parte di chi invita al cambiamento, mi rendo conto che non è sempre così immediato organizzarsi al cambiamento della propria impresa o azienda. Per lo più per adesso è un periodo di grande sperimentazione. C’è ancora poca chiarezza tra chi produce idee valide e chi invece si appoggia alla retorica.
    Attualmente la categoria degli imprenditori in rapporto ai “strumenti e metodi della comunicazione” è suddivisibile in più gruppi:

    essendo il testo molto lungo potete leggerlo sul mio blog

  6. Maurizio Goetz 25 giu 2010 alle 18:03

    Grazie a tutti voi per l’interessantissimo dibattito, ne approfitto per salutare Tina Badaracco che non vedo da molto tempo. Questa volta mi sento di dare ragione a chi invita alla prudenza. Cambiare per cambiare non serve a nessuno. E’ vero che spesso chi non cambia muore, ma è altrettanto vero che senza una precisa direzione e degli obiettivi non si va da nessuna parte. Qui non si tratta di cambiare ma di creare nuovo valore, non cedendo alla tentazione ciò che di buono è stato costruito nel tempo, ma valorizzando attraverso nuove tecnologie abilitatrici. Le piattaforme digitali senza contenuti rilevanti creano solo il deserto, così come le relazioni senza un discorso portano al paradosso dell’Aborigeno di Guzzanti. Senza una strategia non si va da nessuna parte, l’entusiasmo non basta.

  7. Maurizio Goetz 25 giu 2010 alle 18:10

    Aggiungo che non si può mostrare un cambiamento senza fornire gli strumenti, esiste una disciplina oramai consolidata che è il CHANGE MANAGEMENT. E’ evidente che l’innovazione per sua definizione trova sempre forti resistenze al cambiamento, per questo occorre INFORMARE, ILLUSTRARE, FAR RIFLETTERE, FORMARE, AIUTARE, DARE BUONI ESEMPI, se vogliamo che si crei un nuovo mercato, non creando una spaccatura tra vecchio e nuovo ma cerniere in grado di mettere a sistema tutti gli operatori.

  8. Concretezza, non discorsi teorici e generalisti.
    L’autore dell’articolo o qualcun’altro può fare esempi concreti o chiedo troppo?

  9. Massimiliano 26 giu 2010 alle 06:48

    A chi chiede concretezza, risponderei di dotarsi di un “osservatorio” che può essere un mix di buona capacità nel seguire l’evoluzione tecnologiche spillando dalla rete, e di connessioni all’università. Per esperienza questa è una semplice ricetta per allenare il proprio DNA imprenditoriale ad adattarsi agli odierni mutamenti che si verificano a jerk costante ;)

  10. @Francesco Collovà, certo che è uno slogan. Le cose concrete le faccio in università e con la mia azienda :)

    @tina, certo, ci saranno tnte ragioni, ma io per mestiere mi occupo solo di quelle “tecnologiche”.

    @luciano. sono molto concreto. Ho approfondito con un libro http://www.impresa4.com e ho un’azienda che da soluzioni concrete http://www.speakage.com